Gabrieli passa le sue giornate in continuo lavoro e la sera avrebbe bisogno di riposo; avrebbe bisogno di mettersi a letto e russare, tranquillo sereno, pago.
E invece la febbre della pittura lo prende puntualmente, così che deve rubare le ore del sonno per potersi dedicare alle sue creazioni pittoriche.
Quando le prime volte cominciò a imbrattare le tele probabilmente Gabrieli non credeva di poter giungere a risultati di una certa importanza.
La pittura per lui era un momento di evasione della monotonia del lavoro, della routine quotidiana.
Poi sono venuti i primi “tetti di Roma”, i primi personaggi mitici, i primi soggetti para-scientifici, i primi fiori.
Si è visto popolato lo studio improvvisamente d’alberi e case, di uomini e fiori; si è visto improvvisamente circondato da anime solitarie (anche i tetti hanno un’anima, anche i fiori) che anelavano a congiungersi a un’armonia ch’era propria del pittore.
E così ha continuato: quelle che erano le sue creature, bisognava farle vivere e farle vivere significava creare in continuazione, per evitare la stasi, per far crescere le sue “creature,.
Maffia
DA: CRONACA DI CALABRIA
IL 26 – 11 – 1972