Roma, dicembre
Non nuovo era al pubblico e alla critica di Roma Roberto Gabrieli avendo egli tra il 1970 e il 1975 esposto al palazzo dei congressi, alla Galleria Burkhardt, alla Galleria Modigliani e al Palazzo delle Esposizioni, ma le opere di più recente datazione esposte nella mostra personale allestita alla galleria d’arte skenè in piazza Borghese,hanno dato modo di constatare quali nuovi traguardi egli abbia raggiuntò: all’arricchimento della tematica si allea la maggiore espressività, e nella più felice resa dell’atmosfera dall’ambiente meglio si articolano le forme si modulino i chiari scuri, si scandiscano i piani; più avveduto è l’uso del colore, più magica la illuminazione.
Traguardi che attestano come armonicamente agiscono estro, talento e magistero tecnico. Dai tetti e delle eltane di Roma si erano serviti per tele, disegni, incisioni, Corot e Tamburri, Diego Pettinelli e Ettore Piccolo, ma Roberto Gabrieli dimostra di sapersi e potersi degnamente affiancare ad essi tanto è l’impegno e il gusto con cui egli tratta il tema. Ordinate sono nel loro apparente disordine le “nature morte”; e Filippo de Pisis non si regolava diversamente nell’associazione degli elementi eterogenei che, però, traevano animazione dai contrasti di colori e luci e di ombre.
Opere tutte che dimostrano schiettezza di ispirazione, sicura capacità di realizzazione e un costante desiderio di soavità poetica. Quando Roberto Gabrieli arrivò a Roma dalla natìa Parabita, in provincia di Lecce, non era carico di esperienza artistiche; e il lavoro che gl’imponeva il “primum vivere”, non gli lasciava margini di tempo per la tavolozza e i pennelli; ma la vocazione sorretta dalla volontà doveva finir col trionfare; le vendite delle opere prodotte nel tempo libero e apprezzate dai collezionisti gli consentirono di dedicarsi interamente all’arte; e il suo nome con alte quotazioni, figura oggi nei più autorevoli repertori d’arte.
Autonoma è l’arte di Roberto Gabrieli perché egli non ha avuto maestri, non si è associato a clans, non segue correnti; egli obbedisce alla istanza creativa, al gusto; entrato da sè in possesso del mezzo tecnico può dominarlo e non essere dominato; se egli coltiva l’arte con successo è perché lo fa con purezza di cuore, con ardore di fede, con una chiarezza di linguaggio senza la quale non si ha comunicatività.
Raffaello Biordi
DA: CORIERE DEL SUD
Sabato 24 dicembre 1977